E poi alla fine sparisci

Il problema grosso è quando ti imbamboli. Sai, quando ti ritrovi a scrollare la miliardesima ricetta di pollo alla Canalis su instagram senza nemmeno sentirti in colpa per l’etto e mezzo di pasta all’arrabbiata che stai mangiando (con sto caldo? sì) e l’unica cosa che si muove dentro di te sono i neurotrasmettitori che portano l’ordine di muoversi al pollice (le mie conoscenze a riguardo si fermano ad Esplorando il corpo umano, mi riferisco esattamente a quei cosi con la coda che corrono con i foglietti in mano).

Il punto non è l’imbambolarsi in sé, è il perché lo fai. Non sei semplicemente stanca dopo la giornata di lavoro, non cerchi leggerezza. Cerchi anestesia. Perché sai che se ti metti a pensare cominci a urlare e cominci a piangere e cominci a torcerti le mani con così tanta violenza da lasciarti i segni e cominci a singhiozzare così forte che ti fa male la gola. Sale e sale finché raggiungi un plateau, dieci minuti in cui strepiti e ti prendi a pungi e urli e salti e lanci oggetti e gridi e poi basta, di botto. Ti siedi per terra, la faccia zuppa e rossa, la vista offuscata. Hai dieci secondi completa e totale serenità. Poi arriva il senso di colpa. Perché fai così? Perché stai così? Non hai tutto? Non ti rendi conto di quanto sia fortunata? Non hai ottenuto tutto quello che volevi? Boh, sì. Scusa. Hai ragione, la smetto. E ti chiudi.

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