In realtà non so se sia scrivere che mi manca, o camminare in pineta, o non dover stendere le lavatrici, oppure se più semplicemente sia cambiato qualcosa di più diverso e profondo. Cresci, però non tutto lo spazio che vai a occupare risulta pieno. L’universo è pieno di vuoti. Sulla grande scala alla fine risulta omogeneo, però appena scendi un po’ più nel dettaglio vedi parti densissime e piene di materia ed energia e parti vuote, completamente. Dipende dalle fluttuazioni iniziali nella distribuzione di materia: dove per caso c’era una densità poco più alta della media il tutto è andato ad accumularsi; altrove, il nulla.

Ciò che ti sorprende è quanto sia repentino il cambiamento.

Percepisci le tue piccole deviazioni da un qualcosa di più o meno costante ed uniforme e poi un giorno ti svegli e tutto è diverso. In alcuni punti c’è un ammasso di roba gigantesco che ti preme, ti affossa, ti piega, in altri niente. Però in un certo senso anche il niente ti preme, ti affossa, ti piega. Da lontano continua a sembrare tutto omogeneo.

Un universo sovradenso collassa sotto il suo stesso peso, un universo sottodenso si espande rapidamente all’infinito fino alla morte termica. Il nostro pare abbia proprio la densità giusta invece, non si capisce bene con cosa e come, però si arriva alla densità critica. Speriamo sia davvero così.

Una delle ragioni per cui mi piacciono tanto gli Every Time I Die è che le loro canzoni sono piene di frasi a effetto e di metafore del piffero e a me le metafore del piffero sono sempre piaciute un sacco, perché mi danno modo di mettermi a fantasticare per ore su infiniti paralleli tra situazioni distantissime perdendo tempo prezioso che potrei sicuramente investire meglio. Tra tutte le fregnacce che il buon Keith Buckley ha scritto in stato evidentemente alterato, quella che mi ha sempre colpito di più è sicuramente this labyrinth that we’re puzzled by is nothing but a straight line, but sometimes those are even harder to navigate, perché è vera, perché mi ci riconosco, perché la vivo ogni giorno. Sono una persona incredibilmente fortunata: ho trovato quello che voglio fare nella vita, ho trovato ciò che mi fa battere il cuore, ho trovato una strada dritta e larga e bella. Però mi ci perdo. Perché so che è lì. Faccio giretti fuori sentiero. Devio. Prendo parallele, prendo tangenti, prendo perpendicolari. Perché so che è sempre lì. E so entro 5σ che è su quella strada che voglio stare, però è più forte di me, non riesco sempre a starci. E penso sia normale, e penso sia in qualche modo giusto, però mi sento in colpa. Ogni metro percorso in un’altra direzione, ogni sosta, ogni semaforo arancione davanti a cui mi fermo mi fa sentire in colpa. Perché la strada e lì e ok, ma non è che sarà lì per sempre, o almeno non sarà sempre così bella. Non avrò sempre la possibilità di percorrerla al meglio ed esattamente nel modo in cui voglio. E sto male. E più sto male e più devio. E più devio e più sto male. Ma in fondo ormai l’ho accettato: nello star male io ci sguazzo.

Faccio la saccente ma in realtà non dico niente.

Una variabile cataclismica è un sistema binario di stelle formato da una nana bianca e una compagna, generalmente di piccola massa. Una nana bianca è una stella compatta che ha terminato la sua fase attiva: è composta da materiale degenere, ovvero in condizioni tali da rendere impossibili ulteriori processi di fusione nucleare. I due corpi orbitano velocemente attorno al centro di massa e sono vicini: nella sua evoluzione la stella compagna attraverserà delle fasi di espansione, in esse è possibile che parte del suo rivestimento superi il punto di equilibrio tra i due oggetti e venga attratto dalla nana, cadendo sulla sua superficie questo materiale forma un disco di accrescimento (o strutture più complesse se vi sono forti campi magnetici) che ruotando si scalda, diventando luminoso. Questa luce è già di per sé variabile per una serie di cause: per la rotazione del sistema complessivo, per la non perfetta simmetria del disco, per il flusso non regolare tra una stella e l’altra. Il materiale che cade sulla nana è costituito principalmente da idrogeno e pian piano va ad accumularsi sulla sua superficie finché non raggiunge temperature e pressioni tali da innescare fusioni nucleari che, nelle condizioni di degenerazione di questo oggetto, sono particolarmente esplosive e violente e generano una luminosità grandissima: questa viene chiamata fase di nova ed è la più spettacolare nella vita della variabile cataclismica. Dopo che tutto il nuovo rivestimento della stella è stato bruciato il ciclo può ripartire dal principio, con la formazione di un nuovo disco di accrescimento e un nuovo accumulo di idrogeno sulla nana bianca fino a una nuova fase di nova, che quindi può essere ricorrente.

Ecco, io ho studiato, ho fatto i compitini, mi sono scervellata, ma nella descrizione delle variabili cataclismiche non ho trovato nessuna metafora illuminante, nessuna giustificazione ragionevole per chiamare così un nuovo blog. Mi piace come suona e tanto basta. Come quando a diciott’anni mi sono fatta il primo tatuaggio e ho fatto un sacco di ricerche per dare un senso a quel pipistrello, trovando alla fine che in Cina simboleggia la rinascita perché dorme a testa in giù che è come stanno i bambini prima di nascere o una storia del genere, ma la verità è che ero (sono) un’emo del cavolo e lo trovavo figo perché era cupo come la mia anima tormentata da imbecille. E lo trovo ancora figo. E trovo anche figo il nome variabili cataclismiche anche se non sono i miei corpi celesti preferiti, ma pensate chiamare un blog radio-jet x-ray binaries, mica è la stessa cosa, no? No, appunto. Quindi variabili cataclismiche va bene.